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27 Gennaio 2017

Mentre nelle cancellerie del Nord Europa si valutavano gli effetti concreti di una probabile uscita dall’Euro della Grecia, nelle strade di Atene scoppiavano violentissimi disordini. Palazzi incendiati, cariche violente e morti portarono visivamente ed emotivamente alla ribalta il tema della crisi irrecuperabile in cui era sprofondato il continente Europeo nella sua accezione neoliberista. Impoverimento, austerity, repressione, debito. Era il 2012.
Quattro anni di crisi economica avevano polverizzato la porta orientale dell’Unione e aperto il sipario su uno scenario di cui tutt’oggi non si vede la fine.

Il brano “Atene” nasce in questo periodo e si muove a partire dalla reazione suscitata da quelle immagini portate in Italia dai media. Tuttavia lo sviluppo del testo è più articolato: “Atene”, infatti, non parla solo e direttamente di politica. Piuttosto parte dalla politica e dalla storia a noi contemporanea per allungarsi nel tema del ricordo, delle speranze tradite (la nostra era e sarà per sempre la generazione di Genova, l’ultima generazione ad aver avuto ragione), del tempo passato. Un tempo – “anni lunghi, anni duri” – trascorso con romantica ostinazione a ricercare una forma di giustizia nell’economia, nella società, nei rapporti personali, nel confronto con la natura e con l’amore. È un brano intimo e corale al tempo stesso dove le considerazioni personali e lo Spirito del Tempo si fondono in un unico affresco che ha il nome della capitale del paese simbolo del periodo in cui ci troviamo.


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