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Oltre Il Fiume

Mano a mano che andiamo a fondo
il suono delle esplosioni
si fa più lontano
e quasi non distinguo
i temporali di ieri

Ieri dov’eri? Ieri dov’ero?
mentre il cerchio si chiude
e non c’è più dolore
e c’è soltanto pace
da questa parte del fiume

Mentre ti siedi paghi il prezzo
delle colpe dei Padri
che non ci hanno amato
quando non ho imparato
a morire di fame

Conto le carte e ogni carta è un anno
e chissà dove saremo
tra quattrocento lune
cammineremo per mano
da questa parte del fiume

Gianluca Bernardo, Claudio Mancini. Autunno 2011

Berlino

E le città, vedi non tornano mai
mai mai mai
disinneschiamo il battito del cuore
finché si può

E poi è tardi e queste cose già le sai
la tua mano, vedi
si è allentata appena

Cosa resta, quando resti, quando stiamo
dentro noi
Ti riconosci per i gesti che non fai
negli specchi

La tua terra è tutta intorno
ed il mondo è dentro te
non esiste un posto senza libertà

Gianluca Bernardo, Claudio Mancini. Inizio 2012

Il Nord

Qualche tempo fa
eri con noi
adesso cosa vuoi
non ti conosco più

Dicevi che le cose
cambiavano per tutti, ma non per te

Forse tu non sai
di certi posti a Nord
forse un po’ più in là
dei dubbi che non hai

Ed è ormai troppo tardi
per ritornare a valle, tu non verrai

La mia casa è là
dove comincia il vento
oltre i boschi che
tu non vedrai

Perché ci vuole coraggio
per non scordare chi sei, e chi non sarai.

Gianluca Bernardo. Primavera 2013

DerWald

Nella lingua dell’impero,
durante le prime fasi della Terza Guerra Mondiale,
la parola “DerWald” significava “la Foresta”.

Era allora il luogo da sempre esistito,
popolato da alberi e animali.
Dallo spirito del Tempo.
La prima vera barriera che fu incontrata
sulla via della fuga dalla Città.
Là, dove gli uomini correvano impazziti
attorno alla ruota della Storia,
spezzata.

Cominciammo – forse ricominciammo – con lo zaino pieno di parole
utili da scambiare con le persone
che avremmo incontrato.

Dopo la parola “volume” fu messo il numero “1”.
Stava là per tracciare un cammino,
come si fa lungo il sentiero che porta verso la montagna.
Come dei partigiani.
Digitali.

DerWald

In the language of the Empire,
during the first phases of the World War Three,
the word “DerWald” meant “the Forest”.

At that time it was the place that always existed,
populated by trees and animals,
and by the spirit of Time.
The first, true fence
on the way of escape from the City.
It was where men ran insanely
around the wheel of History,
broken.

We started – maybe restarted – with the backpack full of words
useful to be shared with the ones
we would met.

After the word “Volume” was put the number “1”.
It was put there to trace a path,
as it is made along the path that leads to the mountain.
Just like partisans.
Digital partisans.

derwald [at] derwald . it

Friends?

DerWald – Volume1
April 2016

DerWald

Gianluca Bernardo
Claudio Mancini
Davide Garbini

Web / Foto

donostia.it

Mix

Franco Pietropaoli / Ukulele Studio (Oltre il Fiume, Berlino)
Daniele Gennaretti / Gas Vintage Studio (Il Nord)